Autismo e fallimenti, quando alzare bandiera bianca

È sempre lì, in agguato, come il migliore dei predatori, di quelli che ti fa abbassare la guardia e poi ti attacca senza pietà. Non è una pantera, o un leone, o chissà che animale… sto parlando ovviamente dell’autismo, il nostro fedele compagno di vita, di quelli che non ti abbandona mai.

Proprio sabato stavo parlando con una mia vecchia compagna di università di quanto fossi fiera dei progressi che Marco aveva fatto in questi anni, di quanto quotidiano lavoro ci fosse voluto, delle terapie che presto avremmo ricominciato.

E anche stamattina parlavo con due mie amiche di quanto Marco riuscisse a fare così tante cose “normali”, di come fossi orgogliosa di lui.

Mai parlare. Mai.
Perché la lezione di vita è sempre dietro l’angolo. Sinceramente non credevo di meritarmela, non adesso per lo meno. Avevo creduto di tirare il fiato un pochino… che illusa! Non sono una di quelle mamme che tesse le lodi dei suoi figli, aspetto di farlo insieme a mio marito sul divano di casa la sera, nell’intima protezione di casa nostra. Stavolta no, mi sentivo proprio di parlare, di quanto stesse andando bene ultimamente.

Sbagliato.

Di come SEMBRAVA stesse andando bene.
Oggi è accaduto il patatrac, di quelli che ti ridimensionano all’istante, di quelli che ti ricordano perché vai al centro di riabilitazione da tre anni. Niente di assurdo, eh, probabilmente nessuno ci ha nemmeno notati, ma nel silenzio dell’indifferenza è stato scoccato il colpo.

Marco doveva semplicemente fare la foto di squadra. Fare qualche palleggio, provare qualche canestro e fare la foto. Non c’è stato niente da fare. E l’ho capito subito che quella cosa così normale si sarebbe trasformata in un vero momento di merda (scusate il francesismo). C’era confusione, molta di più di quanta lui ne potesse sopportare. C’erano ragazzi grandi. C’erano anche tutti i suoi compagni di squadra, ma non si è spostato di un millimetro. Era terrorizzato. C’ho provato con le buone, con le medie, anche con le cattive. Gli ho promesso mari e monti ma anche privazioni esemplari. Lui piuttosto che spostarsi ha rinunciato a tutto quello che gli piace senza battere ciglio.

Ed è lì che il senso di colpa, il mammadimerda ha preso il sopravvento. Perché magari potevo prepararlo meglio, perché non ho saputo fare il mio dovere. Ma come posso prepararlo a un qualcosa che non conosco nemmeno io? Sono tre anni che mi invento cose, storie, metodi, premi e anche punizioni… ma non sono infallibile, sbagliamo tutti. Ma a rimetterci è lui, lui che è così indifeso e fragile. Oggi l’ho rivisto. Lì, inerme, davanti ad una situazione che lo terrorizzava, mentre per tutti gli altri era una cosa perfettamente normale. Normale. Bella parola, eh? E mi sono arrabbiata, molto. Con lui, con me, con tutti. Siamo andati via. Io e il mio fallimento. C’è ancora da lavorare tanto, non smetteremo mai di farlo, soprattutto per superare i momenti come questo. Va bene così, lui adesso sta cercando di imparare a fischiare mentre mette via i colori nell’astuccio, io ci metterò un po’ più di tempo per riprendermi.

Foto by Pixabay

Informazioni su unafamigliablu

Donna, moglie e mamma piena di (non sempre) brillanti idee che propongo con entusiasmo a tutta la famiglia.
Testarda, caparbia e inguaribile ottimista, credo davvero che ci sia sempre un lato positivo in tutto quello che ci succede e cerco sempre di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita.

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4 commenti

  1. Sabrina Balugani

    Quando è nato il mio primo figlio alle dimissioni mi hanno dato un foglietto e io ero contenta, pensavo fosse il libretto delle istruzioni ma era solamente il foglio delle dimissioni. Ci sono rimasta male! Da quel momento in poi dopo l’euforia del parto, dell’avere in braccio quel fagottino, mi sono detta “ca**o e adesso? ”
    Sono caduta, mi sono rialzata e continuo a cadere ogni giorno perchè essere genitori è una delle più grandi prove che ci vengono richieste e quando si è genitori di bambini speciali come il tuo, il vostro, la richiesta è doppia ma il fatto che tu/voi riusciate a scriverlo, a metterlo nero su bianco è un gesto che rende speciali doppiamente anche voi …

    • Sabrina, è vero, vorremmo tutti il libretto di istruzioni! Peccato non l’abbiano ancora inventato. Che dire, hai ragione, si cade e ci si rialza sempre e comunque, magari con l’anima un po’ ammaccata ma si va avanti

  2. Ciao…capisco il tuo sfogo molto bene, fai bene a scrivere, ti mando un abbraccio e sono sicura che questo episodio ti farà apprezzare ancora di più i passi avanti positivi di cui parlavi, non ti dimenticare che tu l hai aiutato a raggiungerli, e ci riuscirai ancora. A volte lo sconforto prende anche me quando qualcosa che sembra facile per tutti, per mio figlio invece è difficile ma per fortuna ci sono anche le soddisfazioni per gli obiettivi raggiunti.

    • Grazie Silvia per il tuo commento, a volte come sai non è facile, ed ho voluto condividerlo perché non è sempre oro quel che luccica ed anche noi abbiamo i nostri momenti no. Raccontarlo mi fa sentire meglio, parlarne ancora di più

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