2 aprile: autismo ai tempi della quarantena

Anche quest’anno siamo arrivati al 2 aprile, la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Ed eccoci qua, nella situazione più complicata da affrontare, e allo stesso tempo la migliore per i nostri figli.

Difficile perché stare in casa con una persona autistica è molto molto complicato. Non ci sono i momenti da dedicare a sé stessi, il più delle volte non ci sono spazi adeguati, non c’è modo per farli scaricare e i comportamenti problema, le regressioni e i momenti di crisi possono essere molteplici e violenti.

Allo stesso tempo potrebbe essere la situazione migliore per loro perché non sono costretti ad interagire, a sforzarsi di parlare, ad assumere atteggiamenti adeguati. Non devono affrontare situazioni complicate o nuove, e possono stare tutto il giorno a casa, magari nella loro stanza. Quest’anno poi non saranno costretti a partecipare a marce, manifestazioni, incontri rumorosi ed affollati che a loro proprio non vanno giù.

Praticamente l’idillio.

Ed è qui che si presenta il problema. Tutto il lavoro fatto per l’inclusione, l’inserimento in classe con rapporti solidi ed adeguati, frequentare gli amici, praticare sport, fare le terapie, affrontare i piccoli grandi problemi della vita. È tutto finito improvvisamente. Senza spiegazioni, senza il tempo di capire. Prima avevano una vita ben organizzata, il giorno dopo solo tempo libero: il nemico numero uno di chi ama le routine.

Quindi la patata bollente è passata alle famiglie che si sono trovate a gestire giornate sempre uguali in modo da creare routine funzionali per i propri figli, attività stimolanti per non perdere anche quel poco di progressi fatti, asset per i compiti il più pratici possibile, nuove capacità da insegnare. Il tutto con l’approccio più adeguato possibile, facendo ma non stando troppo addosso perché l’autonomia è importante, senza lasciarli giocare troppo col tablet che non va bene.

2 aprile autismo

Dire che questa situazione è molto complicata da affrontare è un eufemismo. Siamo genitori, non insegnanti e tanto meno educatori o terapisti. Naturalmente cerchiamo di fare il meglio, di impegnarci e studiare continuamente per potergli stare accanto nel miglior modo possibile. Perché i loro progressi sono gioia e soddisfazione immense per noi.

Questo 2 aprile da passare in quarantena ce lo ricorderemo, ma non è tanto diverso da un qualsiasi altro giorno degli ultimi anni. In fondo abbiamo passato molto tempo senza poter andare al ristorante, senza vedere gli amici, senza fare un aperitivo. Alcuni di noi non sono mai andati al cinema con i propri figli, o ad una sagra paesana.

Forse questo isolamento lo stiamo affrontando un po’ meglio perché già eravamo abituati a stare in casa, a non vedere tanta gente, a stare bene in famiglia. Ma l’affetto, la vicinanza, le risate fatte con le persone che ci sono vicine ci manca da morire. Un caffè con la mamma, la passeggiata con l’amica, le risate al lavoro.

E certo, ci mancano anche tutte le conquiste che abbiamo fatto fin qui, e sappiamo che dovremo ricominciare da zero a ricucire i rapporti lasciati in stand-by prima della quarantena. Ma a ricominciare siamo bravi, e ce la faremo anche stavolta!

Informazioni su unafamigliablu

Donna, moglie e mamma piena di (non sempre) brillanti idee che propongo con entusiasmo a tutta la famiglia. Testarda, caparbia e inguaribile ottimista, credo davvero che ci sia sempre un lato positivo in tutto quello che ci succede e cerco sempre di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita.
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