Autismo e inclusione sociale

Domenica abbiamo partecipato ad un’iniziativa ecologista promossa da una coppia di ragazzi della mia età volta a ripulire dall’immondizia un tratto della spiaggia della Riserva Naturale della Foce dell’Isonzo. Quando ho visto l’evento non c’ho pensato un attimo, volevo partecipare insieme a Marco e Alessio per insegnargli il rispetto verso l’ambiente e l’importanza della sua salvaguardia. È stato bello sentirsi parte di un qualcosa. Perché vi sto scrivendo questo? Perché credo che l’inclusione parta da noi.

Credo che sia necessario partecipare alle iniziative della comunità perché anche noi facciamo parte della comunità, e se non proviamo a fare qualcosa non potremo certo pretendere di cambiare la società dal nostro salotto! È complicato e richiede una fatica immane, ma deve partire tutto da noi. Credo che non si possa pretendere che i nostri figli vengano accettati a priori dalla società se noi per primi non facciamo qualcosa insieme a loro. Siamo noi che dobbiamo far capire a tutti che la condizione autistica fa parte di una persona, che è una cosa che non bisogna temere, che la facciamo conoscere per aiutare l’accettazione sociale. Come possiamo pretendere che tutti accettino i nostri bambini se noi per primi non facciamo niente con loro? Dite che non ci sia niente da accettare? Lo credete veramente? Io non sapevo nemmeno che esistesse l’autismo finchè non ha bussato alla porta di casa mia. Sono sicura che sarei stata tra le persone stranite dai comportamenti bizzarri di Marco. E non mi reputo una persona disdicevole. Per questo credo che siamo noi genitori a dover creare la normalità intorno ai nostri figli, farli uscire, partecipare alla comunità in cui vivono, farli integrare.

Sono cosciente che non possiamo fare miracoli, che il tessuto sociale vada educato alla diversità, all’accettazione, all’inclusione. Nel modo più semplice: imponendola. Facciamo partecipare i nostri bambini agli sport di squadra, portiamoli al ricreatorio, andiamo alle feste del paese. Noi genitori dobbiamo cercare di non frequentare solo centri di riabilitazione, cerchiamo un’associazione di cui fare parte. È importante cercare la normalità, perché nella nostra vita l’autismo è la normalità, ma l’autismo non è la nostra vita. Noi siamo di più.

Mi rendo conto che con questo post scritto di pancia, dopo un weekend faticoso ma ricco di esperienze e vita sociale, possa andare contro a tante persone. Ma questi siamo noi. Noi che non ci siamo fermati. Noi che vogliamo una vita varia e anche divertente. Noi che dopo una giornata che ci ha provati fisicamente e mentalmente crolliamo in lacrime sul letto. Noi che il giorno dopo ripartiamo cercando una strategia migliore. Noi che ci guardiamo negli occhi e ridiamo ancora. Noi che ci teniamo per mano tremanti. Noi che ce la mettiamo tutta per cambiare qualcosa.

autismo e inclusione

Immagine di copertina da Pixabay

Informazioni su unafamigliablu

Donna, moglie e mamma piena di (non sempre) brillanti idee che propongo con entusiasmo a tutta la famiglia. Testarda, caparbia e inguaribile ottimista, credo davvero che ci sia sempre un lato positivo in tutto quello che ci succede e cerco sempre di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita.
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