Chi ci pensa alle famiglie? Non è un Paese per bambini!

Fino ad oggi me ne sono stata buona buonina, dopo un primo periodo di smarrimento e caos totale, ho sempre cercato di essere positiva sul blog e sui social. Non ho mai alimentato polemiche, non ho mai scritto niente o commentato articoli di dubbio gusto. Abbiamo impastato, fatto lavoretti e siamo stati chiusi in casa per due mesi.

Ma ora basta.

Sono infuriata per come si sta gestendo (o meglio, non gestendo) la questione delle famiglie. Già, perché la famiglia, quella osannata in campagna elettorale e a parole da tutti, è quella che più è stata dimenticata in questo periodo. Aiuti ridicoli o assolutamente non adeguati. Io mi sento presa in giro. Mi vorrete spiegare come si fa a gestire dei bambini da fine febbraio a settembre, se tutto va bene, con ben 15+15 giorni di congedo parentale straordinario? Scusate… e gli altri 5 mesi dove li metto? Non c’è la scuola, non ci sono i doposcuola, per non parlare dei centri estivi e dei campeggi. Ma lo sa chi è al governo che la pianificazione dell’estate per una famiglia con due genitori che lavorano inizia a gennaio? Con l’incastro dei centri estivi alternati al campeggio e ferie, e magari un paio di settimane di baby sitter? Che se per caso non vengono presi al centro estivo già ci incasiniamo?

Tra una settimana riapre l’attività produttiva, e dopo un altro paio di settimane l’attività al dettaglio. E io come faccio ad andare al lavoro? La soluzione non può essere trovare una baby sitter, vero? Cioè fatemi capire: i nonni e gli zii li posso vedere da lontano ma posso prendermi un’estranea in casa che badi ai miei figli? Ma che soluzione è? Da qualche parte c’è un errore no?

Vogliamo parlare delle famiglie con figli disabili? O è troppo? Da un giorno all’altro niente terapie, niente servizi educativi, niente di niente. La nostra situazione sembra che non interessi nessuno, le difficoltà che incontriamo ogni giorno si sono moltiplicate, siamo fondamentalmente abbandonati a noi stessi, senza un momento di tregua e con giornate difficili da gestire. C’è il congedo straordinario, certo, ma è una piccola toppa e soprattutto non è una soluzione. C’è il bonus baby sitter, ma voi avete provato a cercarne una se avete un figlio autistico? È praticamente impossibile da trovare!

La nostra situazione è che io sono, per fortuna o purtroppo, a casa in cassa integrazione mentre Andrea fa parte di quel comparto che non si ferma mai e, anzi, sta lavorando più del solito. Ma anch’io tornerò a lavorare tra un mesetto e stare a casa con i bambini non mi sembra una soluzione equa né per loro né per me. Perché anch’io ho diritto di andare a lavorare, le imprese non possono ripartire se tutti i genitori stanno a casa. Perché devono essere le famiglie a farsi carico di un welfare inesistente, di un supporto inadeguato, di un sistema vetusto che non è stato al passo con i tempi perché diciamocelo chiaramente: le famiglie, in un modo o nell’altro, si sono sempre arrangiate. Lasciando i bambini ai nonni (dove possibile) o facendo fondo a tutti i propri risparmi per poterli mandare in asilo nido, centri estivi o campeggi. Il tutto per avere il lusso di poter andare a lavorare. Chi non ce la fa rinuncia alla propria autonomia e sta a casa facendo enormi sacrifici e rinunce. Ma è giusto? Perché devo essere costretta a lasciare il lavoro a causa di servizi inadeguati? Tanto si parla di incentivare le famiglie, di supportarle. E invece?

Chi ci pensa alle famiglie?

E attenzione che non sto parlando di sussidi o (solo) di aiuti economici.

Sto parlando di servizi per l’infanzia adeguati, di una scuola che abbia degli spazi, dei laboratori, dei programmi adeguati al tempo che stiamo vivendo, ad un sistema che permetta di praticare lo sport a tutti senza impazzire e fare corse sfrenate da una parte all’altra della città. Dobbiamo cambiare mentalità, fare un’inversione di rotta.

Ho sempre sperato che questo periodo molto difficile per tutti possa essere una buona occasione per fare un’analisi di cosa non funzioni e che permetta di fare il focus sulle cose da migliorare, da cambiare, da innovare. Purtroppo non mi sembra che sia questo che si sta facendo. Si va avanti a rattoppi fatti alla bell’e meglio. Non vedo una progettualità seria. Mi auguro che non si torni a come eravamo prima, ma temo che invece faremo dei passi indietro, anziché in avanti.

In questo periodo ho pensato tanto, ma tanto davvero, a molti aspetti della mia vita e voglio cambiare, voglio vivere in modo più pieno. Mi sono accorta delle tante cose che mi sono persa per strada, sto godendo del tempo con i miei bambini e impiego le ore libere a formarmi. Non mi faccio abbattere in questo momento, sono decisa a trasformare, come sempre, qualcosa di negativo in positivo. Perché “Se la vita ti offre limoni, tu fai una limonata”, o un mojito, come preferisci!

mojito

Immagine di copertina by Pixabay

Informazioni su unafamigliablu

Donna, moglie e mamma piena di (non sempre) brillanti idee che propongo con entusiasmo a tutta la famiglia. Testarda, caparbia e inguaribile ottimista, credo davvero che ci sia sempre un lato positivo in tutto quello che ci succede e cerco sempre di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita.
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2 commenti

  1. Ciao cara Barbara!
    Come state?
    Sono pienamente d’accordo con te e purtroppo, mi tocca dirlo, sono fortunata in questo momento a vivere all’estero, cioè da italiana all’estero… (voglio precisare che gli italiani all’estero si sentono più orgogliosi di essere italiani degli italiani stessi…)
    Nonostante la situazione covid in Austria sia molto più leggera che in Italia (meno contagi, meno morti, insomma numeri diversi), mi trovo anch’io in cassa integrazione dal 1 aprile e con gli asili chiusi da metà marzo.
    L’asilo nido che frequenta mia figlia è sempre stato aperto perché è al servizio dei dipendenti dell’ospedale, anche se in funzionamento ridotto (cioè solo a disposizione di genitori che lavorano).
    Tutti quelli che possono, come me perché temporaneamente a casa, non mandano i bambini all’asilo e li tengono a casa.
    Però prima o poi, o prima che vada tutto allo scatafascio, anche le mamme dovranno tornare a lavorare, per cui si prevede che tra 2-3 settimane torneremo a regime quasi normale.
    Certo, non so come, perché non è che i bambini porteranno le mascherine… Vedremo…
    Fatto sta che l’asilo sarà aperto poi tutta l’estate – seppur a pagamento, come giusto che sia.
    Ma mi chiedo cos’hanno per la testa questi politici italiani???
    Perché non capiscono che i bambini, più che non esistere come pensano loro, sono IL NOSTRO FUTURO??
    È proprio una vergogna!
    Ora posto il tuo articolo su fb. Intanto vi abbraccio e spero che trovino al più presto una soluzione decente…
    Un bacio a tutti voi

    • Cara Elena, in Austria almeno le famiglie hanno una scelta! Se lavori puoi lasciare i bambini in asilo, ma se sei a casa giustamente te li tieni! Qui lunedì apre quasi tutto ma le famiglie non sanno come destreggiarsi dato che ancora non hanno prorogato i congedi o rifinanziato gli aiuti… insomma c’è un gran caos! Forse sembra che per l’estate si stia muovendo qualcosa, e mi auguro che da settembre ci sia un piano per la scuola serio e che non pensino di farci impazzire a portare i bambini per 2 ore… Guarda, qui non vedo né progettualità né tutela per le famiglie e tantomeno per i più fragili. Cerco sempre di restare positiva, ma la vedo dura… Un abbraccio a tutti voi, speriamo di rivederci presto!

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